Innovazione e sostenibilità: ecco il futuro

Innovazione e sostenibilità: ecco il futuro

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Innovazione e sostenibilità

La nascita del Ministero della Transizione Ecologica accende i riflettori sul binomio vincente del futuro: quello tra innovazione e sostenibilità

La nascita del Ministero della Transizione Ecologica sancisce un punto di svolta nel definire le priorità strategiche per il futuro dell’Italia. Infatti, nel nuovo dicastero convergeranno funzioni che mettono in risalto la profonda interconnessione tra innovazione e sostenibilità; ossia due elementi fondamentali per affrontare le sfide che seguiranno alla pandemia.

Si tratta, dunque, di un nuovo paradigma in cui l’innovazione dovrà essere calibrata anche a misura d’ambiente; oltre ad essere pensata in relazione ai bisogni dell’essere umano. Solo così infatti si riuscirà a traghettare felicemente il Paese verso una transizione ecologica e sostenibile a 360°.

Ma questa non sarà l’unica sfida ad attendere il Ministero della Transizione Ecologica. Tra i compiti più importanti del dicastero ci sarà anche quello di consolidare la posizione di vantaggio che l’Italia già ricopre nell’indice complessivo di circolarità. Rispetto a molti Paesi europei, la nostra nazione si colloca appunto al primo posto per quanto riguarda tale importante indicatore di efficienza.

Questo primato dell’Italia rappresenta sicuramente un incentivo ad adottare politiche all’insegna della sostenibilità. D’altronde, come dimostrato da ricerche Deloitte, le aziende che hanno effettuato investimenti green hanno retto meglio l’impatto della pandemia; con conseguenze più contenute sia sulla performance finanziaria che sul fatturato. Una svolta green quindi premierebbe le imprese agendo come ammortizzatore durante le crisi, ma non solo. Stando alle previsioni, la sostenibilità difatti permetterebbe anche di fronteggiare con maggior ottimismo e positività il periodo post pandemia.

Insomma, attuare delle scelte coraggiose in materia sembra essere la proprietà per condurre l’Italia verso una vera e propria transizione; sia dal punto di vista ecologico e sostenibile, che sul piano dell’innovazione e della digitalizzazione. D’altro canto, come sottolineato dalle raccomandazioni della Commissione Europea, innovazione e sostenibilità rappresentano esattamente le due facce della stessa medaglia.

Un appuntamento per comprendere la transizione ecologica: la Giornata Nazionale del Mare

A questo punto però, una domanda sorge spontanea: da dove partire per comprendere meglio la fondamentale correlazione tra innovazione e sostenibilità? Proprio dalla Giornata Nazionale del Mare! Infatti, domenica 11 aprile alle ore 15 sarà il ministro Cingolani a dare il via alla diretta social del MiTE; sia per parlare della risorsa mare e sensibilizzare alla sua tutela, che per illustrare le azioni messe in campo dal dicastero.

Numerosissimi gli ospiti che prenderanno parte alla diretta Facebook: Carlo Zaghi, direttore generale per il mare e le coste; la giornalista Donatella Bianchi; la ricercatrice Ispra Erika Magaletti; l’ammiraglio Aurelio Caligiore. Inoltre, Marco Colombo, naturalista e fotografo, parlerà dell’importanza dell’educazione ambientale; mentre la divulgatrice scientifica Mariasole Bianco presenterà il cartone animato di Rai Ragazzi “AcquaTeam: Missione Mare”. La chiusura dell’evento è affidata invece all’attrice Cristiana Capotondi, volto della difesa del mare insieme a One Ocean Foundation.

Nel corso dell’incontro saranno poi proiettati numerosi video realizzati dalle Aree Marine Protette italiane, intervallati dagli interventi di esponenti del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera; Marevivo Onlus; Legambiente Onlus; Greenpeace Italia e N’ Sea Yet.

Insomma, un evento importantissimo per la centralità delle tematiche che verranno affrontate, ma non solo. Si tratta anche di un’imperdibile opportunità per approfondire e comprendere meglio le possibilità che il futuro ha in serbo per chi sarà disposto ad abbracciare una nuova idea di innovazione; quella all’insegna di una transizione ecologica e sostenibile.

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    Quanti sono i veicoli non assicurati in Italia?

    Quanti sono i veicoli non assicurati in Italia?

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    Veicoli non assicurati in Italia

    Quanti sono i veicoli non assicurati in Italia?

    In Italia sono ancora tantissimi i veicoli che circolano senza assicurazione, questo fenomeno comporta la perdita di circa 280 milioni l’anno nelle casse dello Stato. Secondo le stime più recenti dell’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, i mezzi che viaggiano senza copertura assicurativa rappresentano in Italia il 5,9% del totale circolante. Il rapporto di ANIA si basa sui numeri forniti dalla Motorizzazione Civile che, a sua volta, detiene i dati del PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, e si riferisce a tutto il parco circolante su strada, suddiviso per le categorie degli autoveicoli e dei motoveicoli. In pratica, nel 2019 su 45,1 milioni di veicoli in Italia, circa 2,6 giravano indisturbati senza RC auto.

    Le differenze su base regionale

    La percentuale di veicoli non assicurati risulta essere molto diversa nelle varie aree del paese. Al nord la media si aggira intorno al 3,8% di veicoli non assicurati, in particolare le regioni del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige risultano essere le più virtuose, totalizzando rispettivamente il 2,8% e il 2,3%. Il dato del Centro invece sembra allinearsi a quello nazionale del 6%, sebbene nella città di Roma e nel Lazio le cifre risultino ancora molto alte (9,4% a Roma e 8,5% nel Lazio).

    La situazione appare invece ancora molto critica nelle regioni meridionali dello stivale, dove la media raggiunge il 9,4%, superando, quindi, di molto il dato nazionale. Ciò significa che un veicolo su dieci circola senza regolare copertura assicurativa. In questo caso la Campania risulta essere la regione con la percentuale più alta di veicoli non assicurati con il 12,4% del totale circolante, seguono la Calabria (10,3%) e la Sicilia (9,7%). Il picco più alto viene registrato nella città di Napoli (16,1%) e Reggio Calabria (12,8%).

    Il trend in calo

    Nonostante il numero dei veicoli non assicurati in Italia resti ancora molto alto, occorre segnalare che il trend degli ultimi anni è in netta discesa. Ciò è dovuto probabilmente a misure di prevenzione e controllo più efficaci come per esempio l’attestato di rischio elettronico. Secondo le stime dell’ANIA il calo è sostanziale, poiché si è passati dai 3,9 milioni di veicoli non assicurati del 2014 ai 2,6 del 2019; ma l’Italia resta ancora molto lontana dalle percentuali bassissime che si registrano in altri paesi europei come Germania e Spagna.

    Fonte Immagine: Redazione Sicurezza e Ambiente

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      Come vengono smaltiti i rifiuti a seguito di incidente stradale?

      Come vengono smaltiti i rifiuti a seguito di incidente stradale?

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      Rifiuti da incidente stradale
      Sicurezza e Ambiente, come vengono smaltiti i rifiuti a seguito di incidente stradale.

      Sicurezza e Ambiente è l’unica società del settore ad assicurare la tracciabilità in tempo reale dei suoi interventi, quantificando e catalogando ogni singolo rifiuto rimosso dalla carreggiata. Questi dati sono direttamente consultabili dagli enti gestori delle reti stradali convenzionati sull’Area Riservata del portale di Sicurezza e Ambiente accessibile dal sito web.

      Ma come vengono effettivamente smaltiti i rifiuti?

      I nostri Centri Logistici Operativi (CLO) a seguito degli interventi di pulitura, sono produttori/detentori dei rifiuti accumulati per effetto delle operazioni di ripristino. Dunque, il singolo CLO, bonificata l’area interessata dall’incidente, aspira e raccoglie i rifiuti prodotti, riponendoli all’interno di appositi contenitori in dotazione ai veicoli polifunzionali.

      Tali contenitori sono identificati con etichette che riportano il rispettivo Codice Europeo Rifiuti (15.02.03; 16.03.04; 16.10.02; 15.02.02*; 16.03.03*; 16.10.01*). A questo punto l’operatore, prima di eseguire il trasporto presso la propria sede, provvede alla compilazione del formulario di identificazione dei rifiuti (FIR) ai fini della regolare movimentazione dal luogo, dove materialmente i rifiuti sono stati prodotti, sino alla sede operativa del CLO.

      La corretta compilazione degli atti è garantita dall’assistenza della struttura della Centrale operativa di Sicurezza e Ambiente. Eseguito il trasferimento dal sito dell’intervento fino alla propria sede operativa, i rifiuti trasportati vengono depositati in fusti di maggiore capacità, distinti sempre nel rispetto delle diverse tipologie di rifiuto, sulla base dei codici C.E.R. appuntati sui contenitori.

      Il corretto smaltimento

      I rifiuti sono quindi posti in “deposito temporaneo” presso la sede di ognuno dei CLO. Entro 10 giorni dalla produzione dei rifiuti, a cura del titolare degli stessi (operatore-produttore), i rifiuti saranno annotati, con operazione di carico, sull’apposito “Registro di carico e scarico dei Rifiuti”, vidimato alla CCIAA competente.

      I rifiuti in deposito temporaneo vengono prelevati, entro 12 mesi dalla loro produzione, da trasportatori specializzati e avviati a idoneo impianto per lo smaltimento o recupero. Viene compilato il relativo FIR con indicazione: della data di trasporto, del tipo e della quantità del rifiuto, della destinazione del trasporto con indicazione dell’impianto. Indicando nel campo “annotazione del FIR” Sicurezza e Ambiente come intermediario nella gestione del rifiuto.

      Il formulario viene controfirmato per accettazione dall’impianto destinatario. La struttura indicherà la quantità esatta (pesata) dei rifiuti conferiti, e la quarta copia del FIR viene re inviata al CLO.

      Per quanto possano sembrare lunghe e macchinose, queste operazioni sono necessarie per garantire il corretto smaltimento dei rifiuti, secondo la normativa ambientale vigente ed in recepimento della Normativa dell’Unione Europea sulla gestione dei rifiuti. Il valore aggiunto di un’azienda che ha fatto della sostenibilità e della tutela ambientale, gli elementi caratterizzanti del suo servizio.

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        Quali sono le cause principali di incidenti stradali

        Quali sono le cause principali di incidenti stradali

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        Cause incidenti stradali
        Secondo i dati statistici resi noti dall’ISTAT la distrazione è causa principale degli incidenti stradali.

        Quali sono le cause principali degli incidenti stradali? Secondo i dati ISTAT la guida distratta (23.802 incidenti: il 15,7% del totale) è la causa principale, solitamente dovuta da un’eccessiva stanchezza o sonnolenza (spesso sottostimata) da parte del conducente responsabile del sinistro. A ciò si aggiunge un dato preoccupante, emerso negli ultimi anni, riguardante l’uso eccessivo dello smartphone, che distrae e distoglie l’attenzione dalla guida, divenendo causa di un numero sempre maggiore di incidenti stradali.

        Il mancato rispetto di precedenza o semaforo (21.985 incidenti: 14,5%) e la velocità troppo elevata (15.194: 10%) si confermano le altre due principali cause di sinistri stradali. Seguono, il mancato rispetto della distanza di sicurezza (13.148 casi: 8,7%) e le “manovre irregolari” (es. retromarcia, inversione, invasione di corsia, manovre irregolari per sostare o attraversare la carreggiata…) (11.294 incidenti: 8,7%). La mancata precedenza al pedone (4.838 casi) e il comportamento scorretto del pedone (4.252 casi) rappresentano, infine, il 3,2% e il 2,8% delle cause totali.

        Trend incidentalità

        Analizzando il trend di incidentalità, il confronto dei dati del 2021 con l’anno precedente appare sostanzialmente “falsato”. Il 2020 è stato,infatti, un anno caratterizzato dalle numerose restrizioni e divieti imposti alla mobilità, in funzione del contenimento della pandemia da Covid-19. Nel 2021, infatti, gli incidenti stradali sono cresciuti notevolmente rispetto al 2020, come emerge dal bilancio annuale della Polizia Stradale.

        L’indice di incidentalità complessiva è aumentato del 26,7%, infatti gli incidenti sono stati 64.162, a fronte dei 50.625 del 2020. Ad aumentare è anche il tasso di incidenti mortali (+15,5%), vittime (+14,1%) e persone ferite a seguito di sinistro (+25,7%). L’andamento è risultato essere in linea con i dati pubblicati dall’ISTAT nella “stima preliminare” riferita al primo semestre del 2021.

        La variabile Covid

        Al contrario, confrontando i dati 2021 con quelli del 2019 (circa 180.000 incidenti gravi), si può notare come il livello dei sinistri si sia sensibilmente abbassato rispetto ai livelli pre-pandemici. Infatti, l’incidentalità complessiva diminuisce dell’11,6%, gli incidenti mortali e vittime diminuiscono del 15,4% e 17,9% così come gli incidenti con lesioni e persone ferite sono in calo rispettivamente del 16,7% e del 22%. Un dato che non permette agli operatori su strada di abbassare la guardia, poiché anche lo scorso anno è stato caratterizzato da varie limitazioni dovute alla pandemia, ma che evidenzia senza alcun dubbio i passi avanti che sono stati fatti nell’ambito della sicurezza stradale.

        È importante specificare che queste stime, sia quella dell’ISTAT che quella riportata dalla Polizia Stradale, tengono conto dei soli gli incidenti che hanno procurato danni fisici alle persone coinvolte. Le stime dell’ANIA sui sinistri complessivi registrano numeri sensibilmente più alti (l’ANIA stima circa 2,5 milioni di incidenti rilevati annualmente, comprensivi di piccoli tamponamenti).

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